I primi busti che conosciamo comparvero soprattutto nel XVI secolo ed erano corsetti in metallo con una lunga punta sul davanti, chiusi sulla schiena con una molla o una chiave.
L'introduzione del busto fu contemporanea alla moda spagnola, arrivata in Italia dopo le conquiste di Carlo V, che cambiarono radicalmente il più libero costume rinascimentale, creando una figura femminile rigida e ieratica. Al busto era solitamente associata una sottogonna, detta verdugale o guardinfante che dava alla sottana una forma conica o cilindrica.
I busti in ferro sparirono molto presto, a causa della loro dolorosa scomodità, e furono sostituiti da stecche di balena o di vimini, infilate direttamente in un bustino di tessuto, oppure nel busto stesso della veste.
Durante il Settecento il busto fu un indumento molto scollato e attillatissimo in vita, associato, fino al 1770 circa dal panier, una sorta di cesto ovale molto largo e stretto che costringeva le donne a passare trasversalmente dalle porte, camminando come gamberi.
Dopo l'illuminismo, che affermava la necessità di un corpo più libero, agile e naturale, e con la rivoluzione francese, il busto conobbe circa un trentennio di eclisse. Ma già attorno al 1830 ricomparve per durare tutto il secolo e parte del Novecento. Si riteneva che il busto fosse necessario per sorreggere la colonna vertebrale della donna, per sua natura più fragile dell'uomo.
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